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IL CENTRO
| TORRE CIVICA (XV
secolo) piazza S. Cassiano Torre campanaria tardo-medievale, utilizzata
a scopi civici e difensivi e solo successivamente religiosi
(come campanile della vicina chiesa parrocchiale di S.Cassiano)
, cui era annessa la prima casa comunale. Nel '700 ospitò
anche un telegrafo.
Visite guidate alla Torre per informazioni:
tel. 011/4013322-4013326 |
CHIESA DI S. CASSIANO
(XI secolo) piazza S. Cassiano Attestata per la prima volta in un documento del 1047, la
Parrocchiale di S. Cassiano deve il suo aspetto attuale al rifacimento
tardo-barocco eseguito nell'ultimo ventennio del 1700 su progetto
dell'architetto Mario Ludovico Quarini, figura di spicco nell'architettura
piemontese dell'epoca, mentre la facciata classicheggiante venne
realizzata nel 1880 su progetto dell'ingegnere G.B. Ferrante.
Tracce dell'aspetto più antico della chiesa sono ancora leggibili
sulla facciata: una lunetta affrescata, raffigurante la Madonna
in trono con il Bambino ed angeli, sicuramente quattrocentesca,
posta sotto quello che doveva essere l'antico arco di chiusura
della porta della chiesa. Di notevole importanza sono anche
il crocefisso ligneo del XVI secolo ed i dipinti seicenteschi
e settecenteschi conservati nell'interno. |
CAPPELLA DELLA CONFRATERNITA DI S.CROCE
(fine XVI secolo) via Giustetti angolo
via Cravero
Costruita
nell'ultimo trentennio circa del XVI secolo come Oratorio dei
Disciplinati di S. Croce, una Confraternita penitenziale riconosciuta
ed autorizzata ufficialmente nel 1590, l' attuale cappella barocca,
a navata semplice e con portico antistante, è in realtà l'esito
di un rifacimento totale realizzato in più fasi tra il 1767
ed il 1780 su progetto dell'ingegnere Giovanni Battista Ravelli.
All'interno è ancora conservata, nel coro, la Pala della Confraternita,
un pregevole dipinto eseguito nel 1821 dal pittore piemontese
Giovanni Comandù. La cappella è oggi utilizzata per ospitare
mostre, concerti ed altre manifestazioni culturali. |
VILLA AUDIFREDI DI MORTIGLIENGO - EX CONVENTO DEI FRATI
MARISTI
(seconda metà XVII secolo - inizi XX secolo) piazza Matteotti
- via Cotta
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(foto del 1923 circa - collezione privata G. Capozzoli)
La villa, che ora si affaccia sul giardino pubblico attiguo
a piazza Matteotti, venne fatta costruire nella seconda metà
del XVII secolo come residenza di villeggiatura dall'architetto
Antonio Maurizio Valperga. Già dagli inizi del secolo successivo,
ad opera del banchiere torinese Giuseppe Antonio Colomba e poi
del Conte Giacomo Audifredi di Mortigliengo, la proprietà si
sarebbe ampliata con la costruzione di una filanda e di un filatoio
da seta lungo la bealera che passava per l'attuale via Cotta.
Agli inizi dell'Ottocento il complesso manifatturiero, passato
nelle mani del banchiere Giovanni Battista Barbaroux, era uno
dei più grandi del Piemonte. |
| Nel 1903, cessata ormai l'attività di filatura,
l'intera proprietà venne acquistata dalla congregazione religiosa
dei Piccoli Fratelli Maristi, che la trasformarono in un convento
con annessi laboratori, giardini, orti. Attualmente l'ex convento
e la villa sono di proprietà comunale ed è sede del Centro Polifunzionale per anziani "Villa Audifredi". La cappella neo-gotica del convento è
inoltre stata ristrutturata per ospitare il Piccolo Teatro Perempruner. |
CAPPELLA DI S.VITO (seconda
metà XV secolo) piazza Don Cocco
La piccola cappella, con volta a crociera ed un tempo corredata
da un portico antistante l'ingresso, venne costruita probabilmente
nella seconda metà del Quattrocento: a tale periodo difatti
risale il pregevole affresco recentemente riaffiorato sulla
facciata, ed in corso di restauro, che ritrae il Cristo in trono.
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CAPPELLA DI S. ROCCO
( fine XV secolo ) viale A. Gramsci
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(foto del 1925 circa - collezione privata G. Capozzoli)
Tra le più antiche di Grugliasco, la cappella campestre di
S.Rocco, appartenente al Comune, è già attestabile come esistente
nel 1500. Nel 1599, come voto per la liberazione dall'ultima
epidemia di peste e dopo il solenne trasporto da Torino a
Grugliasco di una statua lignea raffigurante S.Rocco, la cappella
venne presumibilmente ristrutturata a spese della Comunità.
Le descrizioni successive fanno pensare che, nonostante le
modifiche apportate soprattutto nel corso del Settecento,
la cappella non abbia variato di molto il suo aspetto. La
statua di S. Rocco è posta in una nicchia della parete retrostante
l'altare, ed è chiusa in una teca di vetro.
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| In occasione della festività di S.Rocco, il 16
agosto, si svolgeva una processione guidata dai confratelli
di S.Croce, con il trasporto della statua di S.Rocco e la benedizione
del pane portato da fanciulle danzanti al suono di strumenti
musicali. Il 31 gennaio si celebrava invece una messa cantata
in ricordo della protezione concessa dal santo durante la peste
(ed in specifico in ricordo del 31 gennaio 1599, quando la statua
del Santo venne portata a Grugliasco). L'aspetto attuale della
cappella è il frutto della ristrutturazione eseguita tra il
1826 ed il 1828 su progetto dell'architetto Ignazio Michela.
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VILLE E CASCINE
VILLA CLARETTA ASSANDRI (seconda
metà XVII secolo) via La Salle
Il complesso della proprietà Claretta-Assandri è costituito
da una villa, dall'attiguo ed ampio giardino entrambi cintati
e da un rustico. Il nucleo più antico della villa può essere
fatto risalire alla metà del XVII secolo; particolarmente
ricche sono le decorazioni seicentesche e settecentesche del
salone e delle stanze al piano terreno, con soffitti a cassettoni
dipinti, decorazioni in cui si alternano scene mitologiche
ed allegoriche, prospettive architettoniche e paesaggistiche
a trompe-l'oeil.
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Proprietaria
della villa intorno alla metà del 1600 è la famiglia Ferreri,
cui apparteneva quel Carlo Bernardino Ferreri, segretario
ordinario di corte, che nel 1643 aveva ricevuto in feudo da
Cristina di Francia, duchessa di Savoia e tutrice di Carlo
Emanuele II, i fossi, terrapieni e rivellini circondanti il
borgo di Grugliasco. Alla fine del secolo gli eredi di Carlo
Bernardino cedettero la proprietà, già notevolmente ampliata,
a Francesco Antonio Allemandi, governatore dei palazzi reali
ed aiutante di camera di Madama la duchessa reale; già nel
1718, però, subentrò il conte e cavaliere della Gran Croce
don Giuseppe Provana di Pralungo, gentiluomo di camera e primo
segretario di Guerra del re, che amplierà ed abbellirà ulteriormente
la villa, il rustico ed il giardino.
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Qualche anno dopo suo fratello, l'abate don Giovanni Tommaso
Provana, nel proprio testamento avrebbe istituito una cappellania
laicale sull'antica chiesa di S.Sebastiano, adiacente alla proprietà,
che si sarebbe così ornata con lo stemma dei Provana. Poco dopo
la metà dell'Ottocento la proprietà venne acquistata all'asta
da Camillo Spanna, membro di un'influente famiglia grugliaschese,
che si sarebbe legato tramite matrimonio alla famiglia dei conti
Claretta-Assandri, da cui il nome rimasto alla villa. |
VILLA BORIGLIONE - "LE SERRE"
(inizi XVIII secolo) via T. Lanza
La settecentesca Villa Boriglione sorge in un parco di circa
35.000 mq., con alberi secolari ed esotici. Singolare è la
storia di questa "residenza di villeggiatura" e del suo parco:
nel 1913 l'intera proprietà venne infatti acquistata da Alfredo
Gandolfi, fondatore (insieme ad Alberto Stevani ed al produttore
americano George Kleine) della casa di produzione cinematografica
"Photodrama Producing Company".
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Nel parco vennero costruiti teatri di posa (tra cui uno, molto
grande, in metallo e vetro) e laboratori, magazzini per costumi,
arredamenti, scenografie, attrezzature per lo sviluppo della
pellicola, uno chalet svizzero per le scene alpine ed un altro
chalet in stile tedesco, ed un "giardino d'inverno". |
| Dopo il declino delle attività della Photodrama,
nel 1927 la proprietà venne acquistata dalla Città di Torino,
che vi installò la scuola per giardinieri "G.Ratti" e le serre
comunali, da cui il nome con cui viene solitamente indicata
la villa. Nel 1985 l'intero complesso venne ceduto in comodato
d'uso al Comune di Grugliasco. Dal 2000 "Le
Serre" sono divenute sede di un parco culturale multidisciplinare,
destinato ad ospitare mostre, eventi, rassegne e laboratori
dedicati alle arti figurative, al cinema, al teatro ed alla
musica. |
VILLA GAY DI QUARTI (fine XVII
secolo) via Lupo, 87
Fatta
costruire sul finire del XVII secolo dal conte Pastoris di Saluggia,
la villa era inserita in un grande parco attraversato, oltre
che dalla bealera e da canali, da viali e stradoni, ed ornato
da boschetti, alberi da frutto, da un giardino inglese con prati
ed aiuole, da vivai e serre invernali, nonché da un lago. Acquistata
intorno alla metà dell'Ottocento dal conte Giuseppe Gay di Quarti,
l'intera proprietà sarebbe stata ceduta tra il 1979 ed il 1980
al Comune di Grugliasco, che avrebbe trasformato gran parte
del parco originario negli attuali giardini dell'area centrale.
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VILLA "IL PALAZZO"
(seconda metà XVII secolo) via Moncalieri,
6 - Gerbido
La bella villa barocca, perfettamente conservata, con giardino
e cortile d'onore ed annessa cascina, venne fatta costruire
(sulla base di un nucleo più antico) intorno alla metà del Settecento
dal conte Carlo Emanuele di S. Martino, marchese d'Agliè. Caratterizzata
da un corpo centrale su ali arretrate, ospitante un salone a
due piani, e dalla facciata principale decorata con colonnati
ed archi, la villa è cintata da un muro sormontato, in corrispondenza
del cancello d'accesso al cortile d'onore, da vasi in terracotta
di Castellamonte a forma di fiaccola. Gli interni sono arricchiti
da stucchi che spesso inquadrano, come motivo ornamentale, il
monogramma dei S.Martino d'Agliè. |
VILLA CERESOLE -
CASCINA VILLANIS (fine XVII secolo) strada
del Gerbido, 36
Quasi di fronte alla villa "Il Palazzo" sorgono la casa padronale
con giardino e cappella e l'annessa cascina settecentesche del
Villanis, che prendono il nome dalla famiglia di ricchi commercianti
torinesi che acquistò la proprietà nel 1710. Notevole è la cappella,
d'ispirazione juvarriana e decorata dall'abate architetto Francesco
Antonio Pelleri; dalla cascina parte un suggestivo viale d'antichi
olmi, tradizionalmente chiamato "La Lea". Dagli ultimi anni
dell'Ottocento villa e cascina sono proprietà della famiglia
Ceresole, da cui il nuovo nome dato alla casa padronale. |
IL DUCCO (seconda
metà XVII secolo) strada del Portone,
197

reliquia di S. Antero
La proprietà, costituita da una casa padronale con colombaie
a torretta, da annessi giardino e cappella e da una cascina,
prende il nome dalla famiglia dei conti Ducco o Duchi, di
antica origine astigiana, legata alla corte dei principi di
Carignano, che ne fecero la propria residenza estiva dall'ultimo
decennio del Seicento sino al 1740. Tuttavia, l'aspetto della
casa padronale e l'erezione della cappella si devono al proprietario
successivo, il conte Carlo Giacinto Buglione di Monale, canonico
e vicario generale dell'arcidiocesi di Torino. Particolarmente
interessante è la cappella, fatta ristrutturare dal barone
Gaudenzio Claretta proprietario del Ducco nell'ultimo quarto
del XIX sec. : al suo interno vi è una lapide che ricorda
la traslazione da Roma a Giaveno nel 1611, ad opera di Vincenzo
Claretta dell'Ordine dei Gerosolimitani, delle reliquie di
S. Antero, papa e martire, che sarebbe divenuto patrono della
famiglia Claretta. La lapide celebra appunto la donazione
da parte dei canonici di Giaveno ai Claretta nel 1869 delle
suddette reliquie. Sopra la lapide, in effetti, poggiato su
di una mensola vi è un reliquiario ligneo policromo, probabilmente
seicentesco, rappresentante il busto del papa. I Claretta,
che acquistarono il Ducco intorno alla metà dell'Ottocento
ed il cui stemma è ancora visibile scolpito nel cortile interno
della cascina, erano un' antica famiglia signorile originaria
di Giaveno che però ottenne titoli nobiliari solo nel XIX
secolo. Il ramo baronale proprietario del Ducco si è estinto;
sopravvissuto è invece il ramo comitale (vedi Villa Claretta-Assandri).
Oggi il Ducco è sede di un complesso agrituristico. |
LA MANDINA
(fine XVII secolo) via Unità d'Italia
angolo via S.Paolo
Il complesso è costituito da una casa padronale, da un'annessa
ampia cascina e, separata da una stradina campestre, da una
cappella che, per quanto rovinata, mostra ancora tutta la sua
eleganza barocca, d'ispirazione guariniana. La proprietà conserva
il nome di quel Giovanni Pietro Mandina, mercante e fornitore
del Regio Esercito, che l'acquistò nel 1741 e l'ampliò notevolmente
negli anni successivi, facendo inoltre erigere la cappella.
Tuttavia l'aspetto quasi monastico della casa padronale si deve
probabilmente ai canonici del Capitolo di S.Giovanni di Torino,
che acquistarono la Mandina nel 1765. Successivamente alla requisizione
da parte del governo rivoluzionario francese, al pari di tutti
gli altri beni ecclesiastici, la Mandina venne rilevata da una
nota famiglia torinese di banchieri, i Nigra, che la tennero
sino agli inizi del Novecento. |
IL MAGGIORDOMO
(prima metà XVII secolo) via
S.Paolo, 5
La seicentesca villa è certamente la più illustre e conosciuta
tra quelle presenti nel territorio di Grugliasco: bell'esempio
di barocco piemontese, con un corpo centrale a due piani di
pianta ellittica e due ali laterali settecentesche, era completata
da un ampio giardino con viale d'accesso di lecci e pioppi,
oltre che da una cappella e dall'attigua cascina, ancora esistenti.
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| La villa prende il nome dalla carica di "maggiordomo"ricoperta
intorno alla metà del Seicento presso la corte del principe
Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano dal gentiluomo Valeriano
Napione, la cui famiglia era proprietaria già da decenni della
cascina e di una annessa casa civile. Ed è proprio a Valeriano
che si deve la costruzione della villa, presumibilmente tra
il 1675 ed il 1683. Il progetto da alcuni studiosi è attribuito
al Guarini, che negli stessi anni stava realizzando a Torino,
proprio per il principe Emanuele Filiberto, Palazzo Carignano,
con cui la villa presenta in effetti forti similitudini. Più
verosimilmente, esso è dovuto ad uno dei collaboratori del Guarini
impegnati nel cantiere di Palazzo Carignano, come l'architetto
Giovanni Francesco Baroncelli, di cui oltretutto è documentata
la presenza negli stessi anni a Grugliasco per una perizia tecnica
ed al cui figlio fece da padrino di battesimo proprio Valeriano
Napione. Nei primi anni del Settecento la proprietà sarebbe
passata in eredità ai conti Dellala di Beinasco, anch'essi tradizionalmente
legati alla corte dei principi di Savoia-Carignano. Alla metà
del secolo risalgono le ristrutturazioni della villa e della
cascina e l'aggiunta alla villa stessa delle due ali laterali
volute , e direttamente progettate, da Francesco Valeriano Dellala
di Beinasco, architetto cui si devono molti celebri palazzi
torinesi. |
IL QUAGLIA (fine
XVII secolo) strada Antica di Grugliasco
La villa, con annesse cascina e cappella, cui un tempo si aggiungevano
anche due giardini, conserva ancora il nome dei suoi primi proprietari
attestati alla fine del Seicento, i Quaglia, esponenti di una
nota famiglia borghese torinese, le cui armi figurano scolpite
nel torinese Palazzo degli Stemmi. Dall'ultimo ventennio circa
del Settecento sino al primo dell'Ottocento fu proprietario
del Quaglia Filippo Colla, gioielliere di corte; successivamente,
e per quasi un secolo, il complesso sarebbe appartenuto alla
famiglia dei conti Gautier di Confiengo. |
| Nonostante le tante modifiche succedutesi nel
tempo, rimangono ancora tracce dell'assetto originario all'interno
della villa nel portico, nella galleria superiore e nello scalone;
la cascina venne ristrutturata nell'Ottocento, con aggiunta
di una torretta a merli. Rimane anche traccia di quello che
era lo stradone principale d'accesso (ormai ridotto ad una stradina)
nell'arco prospiciente strada della Pronda. La piccola cappella
barocca con portico antistante, intitolata alla SS. Annunziata,
è ormai in rovina, ma se ne può ancora notare l'eleganza delle
proporzioni. |
L'ARMANO
(inizi XVIII secolo) strada Antica di
Grugliasco
| Si affaccia su strada Antica di Grugliasco la grande cinta
muraria della villa settecentesca, con cascina e cappella, dell'Armano,
che segna l'area di quello che un tempo era il giardino. Particolare
è l'architettura della villa, a due piani, la cui facciata asimmetrica
è per metà a portico con sovrastante galleria, per metà a pieno
corpo. La cappella, a pianta ellittica ed ornata di stucchi,
è incorporata nella villa ma ha il fronte, coronato da un piccolo
timpano, sul retro della casa, e cioè sulla strada. Il complesso
prende il nome dalla famiglia degli Armano, conti di Grosso
e Villanova di Mathi, che nel 1700 acquistarono un primo nucleo
di edifici rustici, campi e prati e nel corso del secolo ne
fecero una delle proprietà più estese del territorio di Grugliasco.
Francesco Ignazio Armano fu maggiordomo di corte di Carlo Emanuele
III e sovrintendente della Real Casa, nonché mecenate di artisti
quali il Piffetti ed il Beaumont. |
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